Episodio 31 — Eros Crippa: Le Persone Più Pericolose Non Sono Quelle Appassionate di Armi

Dentro un’armeria italiana: collezionismo, porto d’armi, pregiudizi e cosa significa vendere un oggetto che non è un oggetto qualsiasi

Nella sua armeria sono entrati medici, avvocati, madri di famiglia. E anche due preti.

Un giorno è entrato un cliente con tutto in regola, ma qualcosa non tornava. Eros Crippa non gli ha venduto niente.

La trentunesima puntata di Paracadute Podcast è registrata dentro un’armeria a Canzo, in provincia di Como, e affronta uno dei mestieri più fraintesi d’Italia con un obiettivo dichiarato: spiegare cosa c’è davvero dietro, a chi non ne sa nulla.

Nota redazionale. L’articolo riporta il contenuto della conversazione, comprese le posizioni dell’ospite su temi discussi come la legittima difesa. Le informazioni normative sono divulgative e non sostituiscono la consultazione delle norme applicabili, che variano anche per regolamento locale. Le citazioni sono state ripulite dagli intercalari senza alterarne il senso.

Chi è Eros Crippa

Eros Crippa è la seconda generazione di un’attività di famiglia a Canzo, in provincia di Como.

Cosa fa

Armeria. Circa 500 armi lunghe e 300 armi corte in esposizione, con una specializzazione nelle armi da collezione, in particolare della Prima e della Seconda Guerra Mondiale.

Importazione e distribuzione. È anche importatore: viaggia all’estero, visita fabbriche, seleziona prodotti e li distribuisce alle altre armerie italiane tramite una rete di agenti.

E-commerce. La parte online funziona molto bene, e per l’oggettistica vale più della vendita in negozio.

Come si definisce

È una precisazione che fa subito, e non è casuale:

«Io mi definisco un venditore di armi».

La ragione è pratica: molti non sanno nemmeno cosa significhi la parola armiere.

Cosa succede quando dici che vendi armi

La risposta è onesta:

«Spesso delle reazioni contrastanti».

Perché. «Perché in realtà di questo mondo si conosce veramente poco».

La sua missione dichiarata

È il filo che attraversa tutta la puntata:

«Quello che sto facendo anche con la mia comunicazione è portare aria fresca in questo ambiente, cercare di svecchiarlo, e spiegare cosa c’è dietro».

Non lo nasconde mai

Alla domanda se gli sia capitato di tacere il proprio mestiere, la risposta è netta:

«In realtà no, perché il mio lavoro mi piace e lo trovo fighissimo. Perché dovrei nasconderlo? Non sto facendo niente di male».

L’argomento che porta

È il più solido della sezione, e riguarda un fatto che molti ignorano:

«Chi maneggia armi, o chi come me vende armi, è una persona che non ha mai avuto problemi con la giustizia».

E la precisazione tecnica che aggiunge è importante:

«Il porto d’armi è una concessione che ti danno. Attenzione: non è un diritto».

Com’è fatta l’armeria

Si sviluppa su due piani.

Piano terra. Ingresso, con una breve panoramica: alcune carabine in esposizione.

Piano interrato. È l’armeria vera e propria, dove si svolge la puntata.

Cosa c’è dentro

  • Armi da collezione, soprattutto Prima e Seconda Guerra Mondiale
  • Pistole nuove e moderne
  • Armi antiche
  • Una piccola parte dedicata alla caccia, che non è il core business

La seconda generazione

La storia comincia con il padre, e non con le armi.

Il primo business. Abbigliamento militare. Il padre partecipava ad aste, in un’epoca in cui esisteva ancora il servizio militare, e svuotava le caserme.

Il passaggio. Essendo la famiglia già composta da collezionisti — sia il padre sia la madre — il salto è stato breve.

Il suo ingresso

Inizia a lavorare con il padre intorno al 2010, dopo il liceo.

La ragione è onesta:

«L’idea di fare l’università non mi piaceva più di tanto. Forse perché non ero pronto, e perché non c’era un indirizzo che mi attraeva».

Essendo cresciuto in una famiglia di collezionisti, il passo è stato naturale.

I cinque anni nella moda

È il dettaglio più inatteso della sua biografia, e si rivela decisivo.

Perché se n’è andato. «Avevo la voglia di fare un’esperienza al di fuori, perché fondamentalmente questo era il mio primo lavoro».

Cosa ha fatto. Ha lavorato cinque anni nel campo della moda, seguendo tutta la parte commerciale di un brand.

Cosa gli è servito

È il punto che spiega tutto il resto della puntata:

«Mi è servito veramente tanto uscire dal mio settore, andare a imparare una cosa completamente diversa. Ma mi ha dato la base per fare tutto quello che sto facendo adesso».

In particolare, la gestione degli agenti commerciali — che oggi applica alla distribuzione delle armi.

Da armeria a brand

È la trasformazione in corso, e Eros la descrive come un cambio di categoria.

«La mia idea è quella di elevare Crippa Canali: non più solo armeria o importatore, ma l’idea di fare un brand».

Cosa comprende

  • L’e-commerce, che funziona molto bene
  • L’importazione diretta con rete di vendita nazionale
  • Un canale YouTube in preparazione, con documentari sulla storia delle armi
  • La Crippa Canali Academy, che ha annunciato in anteprima nella puntata

L’Academy

È la parte a cui tiene di più, e nasce da un vuoto formativo reale.

«Non voglio chiamarli corsi, perché sarebbe troppo banale. Devo forse trovare ancora il termine giusto».

Perché serve

La critica che muove è misurata ma chiara:

«Quando richiedi il porto d’armi devi fare questo esamino al poligono. C’è a disposizione una mezza mattinata dove ti danno due nozioni, ma effettivamente non sei così sicuro nel maneggiare l’arma».

Cosa insegneranno

Cose che definisce banali, ma che segnala come costantemente sottovalutate:

  • Come riporre l’arma in fondina
  • Come maneggiarla quando è carica, con caricatore e colpo in canna

È aperto sia a neofiti sia a chi già spara.

Il servizio che già offre

C’è una prassi che descrive e che vale la pena registrare:

«Ti vendo l’arma e ti dico: vuoi venire con me al poligono che ti insegno, ti do queste due nozioni, così anche tu sei più sicuro?»

Come tutto il post vendita che descrive, è gratuito.

Il post vendita

  • Un anno di garanzia sulle armi usate
  • Assistenza sia in negozio sia online
  • Personalizzazione dell’arma, per esempio il montaggio di ottiche
  • Accompagnamento al poligono

Cosa sono le armi per lui

La risposta smonta lo stereotipo prima ancora che venga formulato.

Il dettaglio che non ti aspetti. «Io non sono uno di quei ragazzi che è cresciuto giocando ai videogiochi, ai giochi della guerra. Li ho sempre detestati».

Cosa gli piace. «Quello che mi piace è che è veramente vario. Puoi parlare di collezione, puoi parlare di sport».

Gli sport olimpici

È l’argomento che usa più spesso con chi è contrario, e cita:

  • Il biathlon, dove si usa la carabina
  • Il tiro a piattello

«Lì ci sono delle armi, eppure sono sport olimpici. Non si parla di violenza, non si parla di guerre».

La storia

È ciò che più lo appassiona:

«C’è tanto da imparare, soprattutto nelle armi da collezione. C’è tanta storia dietro, ci sono tante persone che hanno inventato cose».

La conclusione. «Non ci sono esaltati, non si parla di guerra. Le armi sono uno sport come un altro».

Si può convincere chi odia le armi?

La risposta è realistica e non presuntuosa.

«Questa secondo me è una mission quasi impossibile. Nel momento in cui uno è contro le armi, è quasi impossibile fargli cambiare idea».

Cosa prova

Gli esempi che porta a cena con i coetanei: gli sport olimpici, e la storia dietro certe armi.

«Però credimi, è veramente molto difficile».

Cosa funziona

È l’unica cosa che secondo lui sposta qualcosa, ed è interessante:

«È molto più facile far cambiare idea a una persona quando la invito nel mio negozio, gli faccio vedere il prodotto in mano, e gli spiego cosa c’è dietro».

Non l’argomento. L’oggetto.

Appassionato e pacifista: i due preti

Alla domanda se un appassionato di armi possa essere pacifista, la risposta è un sì accompagnato dall’esempio più efficace possibile.

«Tra i miei clienti in passato ho avuto non uno, ma due preti».

La descrizione

«Sono persone, sono preti, quindi devoti alla chiesa, con la passione delle armi, con la passione del tiro. Dell’andare il sabato pomeriggio in un poligono a sparare».

La sua clientela. «La mia clientela è composta da avvocati, dottori. Sono tutte persone serie, tutte persone pacifiche».

Sull’esaltato

C’è una posizione collettiva che riporta, e vale la pena registrarla:

«L’esaltato tendiamo, non io ma noi in generale nel nostro mondo, a lasciarlo un po’ da parte. Perché non vogliamo persone esaltate in questo mondo».

Chi entra in armeria oggi

Eros individua tre categorie principali.

1. Chi ha appena preso il porto d’armi

È la categoria più numerosa, soprattutto negli ultimi anni. Le motivazioni che elenca:

  • Il vicino ha subito un furto
  • Si sta appassionando al tiro
  • È cresciuto con i videogiochi e ora «si sente maturo per passare all’arma vera»

2. Le donne. Sono molte, e su di loro fa un’osservazione tecnica che merita una sezione a parte.

3. I collezionisti

È la specializzazione della casa, e comporta un raggio d’azione notevole:

«Ho clienti arrivati da Roma col Frecciarossa, dalla Sicilia, dalla Francia».

La spiegazione:

«Uno che colleziona armi, quando trova il pezzo che gli piace, non gliene frega niente di fare chilometri».

Perché le donne sono più performanti

È l’osservazione più controintuitiva della puntata, e viene dall’esperienza diretta al poligono.

«Loro hanno una cosa in più di noi: riescono a mantenere la calma più a lungo, si innervosiscono meno rispetto a noi uomini».

Il dato

Eros accompagna spesso al poligono chi ha appena comprato la prima arma, e riporta:

«Se confrontiamo uomo e donna nei primi tiri, assolutamente la donna dà la paga a noi uomini».

Nota redazionale: è interessante notare che la stessa osservazione, formulata in modo quasi identico, compare nell’episodio 22 di questo podcast a proposito dell’esposizione al freddo, e nell’episodio 23 a proposito dell’apnea. Tre discipline diverse, tre ospiti che non si conoscono, la stessa conclusione: nelle prestazioni che dipendono dal controllo dell’attivazione, le donne partono avvantaggiate.

Collezionismo: usarle o esporle

La risposta distingue due tipi di collezionista, e Eros si colloca chiaramente in uno dei due.

La sua posizione. «Io penso che almeno il 90% delle armi che ho, non ci ho mai sparato un colpo».

Le due categorie

Chi le usa.

Chi le tiene. E la descrizione di cosa fa è interessante:

«Gli piace averle lì, gli piace smontarle, gli piace farci della manutenzione, gli piace andare a studiarci dietro».

Il rimpianto del venditore-collezionista

È un passaggio molto umano:

«Il bello e il brutto di essere collezionista ma avere anche un’armeria è proprio questo: alcune volte devi metterti la mano sugli occhi e vendere».

E l’ammissione:

«Mi sono pentito veramente tante volte nella mia vita per aver venduto dei pezzi che non mi sono mai più ricapitati».

Non necessariamente pezzi costosi, precisa. Pezzi che non ha più trovato.

Quando ha detto di no

È la sezione più importante della puntata dal punto di vista etico.

La domanda

Se un cliente ha il porto d’armi in regola, sei obbligato a vendergli?

«In realtà assolutamente no. Alla fine decido io se vendere o meno».

Il caso

Un cliente con porto d’armi recente, tutto in regola.

«Però mi ha dato delle cattive sensazioni. Lo vedevo nervoso. Lo capisci quando una persona non sta bene».

Come si è comportato

È il dettaglio più interessante, perché non è stato un rifiuto frontale:

«Non sono andato diretto a dirgli: l’arma non te la vendo. Ho cercato di temporeggiare, fino a far entrare nel cliente diversi dubbi sulla tipologia di arma. E l’ho scattivato all’acquisto».

Il principio

«Nel mio lavoro fondamentale non è guardare il mero denaro, ma capire chi hai di fronte a te. Perché vendiamo un articolo che, se non viene maneggiato con le dovute precauzioni, può fare del male, se non peggio».

Altri episodi

Alla domanda se abbia mai avuto paura, racconta di aver allontanato un paio di persone dal negozio:

«Li ho allontanati immediatamente, con la promessa di non rivederli mai più».

Le tipologie di porto d’armi

È il chiarimento più utile della puntata per chi non ne sa nulla.

1. Porto d’armi per difesa personale

Destinato alle categorie più a rischio: tabaccai, gioiellieri, alcune tipologie di imprenditori, guardie giurate.

Consente di girare armati, anche con arma carica. Con divieti di accesso in cinema, teatri, stadi e discoteche.

2. Porto d’armi a uso sportivo

È il più comune.

«Una persona vuole fare il porto d’armi perché vuole andare al poligono, o banalmente perché vuole avere un’arma in casa».

3. Licenza di caccia. Richiede studio ed esami. Assegna una zona e una tipologia.

4. Permesso di detenzione

È il meno conosciuto, e la distinzione è importante:

«Non ti permette di andare a sparare al poligono. Ti permette solo di tenere l’arma in casa».

E nemmeno di detenere munizioni.

Chi lo richiede: tipicamente chi ha ereditato un’arma da un genitore e non vuole impegnarsi a fare il porto d’armi.

Cosa si può comprare. Con le varie tipologie si possono acquistare bene o male tutte le armi in commercio in Italia.

Cosa è vietato. «È assolutamente vietato in Italia avere armi automatiche, quindi, per parlare un linguaggio spiccio, armi che sparano a raffica».

Le tipologie di armi

Le due grandi famiglie

Armi corte — tipicamente la pistola.

Armi lunghe — tipicamente il fucile o la carabina.

Le sottocategorie

Nelle lunghe: fucili, tipicamente da caccia, e carabine, che possono essere semiautomatiche o a otturatore girevole-scorrevole.

Nelle corte: pistole e revolver.

L’aria compressa

È una famiglia a sé, ed è il chiarimento normativo più utile della sezione.

Il discrimine è la potenza:

  • Sotto i 7,5 joule — libera vendita: serve solo maggiore età e documento
  • Sopra i 7,5 joule — è considerata arma a tutti gli effetti, serve il porto d’armi

Come riconoscere un’armeria seria

È la sezione più utile per chi si affaccia a questo mondo, e i criteri sono concreti.

Il primo campanello d’allarme. «La cosa fondamentale è capire se l’armiere si interessa di te».

La domanda che deve farti

«Questa pistola la devi usare per cosa?»

Tiro dinamico in cava, tiro accademico al poligono, o semplicemente detenzione. Sono usi diversi che richiedono armi diverse.

Il dettaglio che pochi fanno

È il criterio più specifico e il più facile da verificare:

«Un armiere dovrebbe guardarti la mano e consigliarti una pistola con un’impugnatura adatta alla tua mano».

Il metodo che descrive

«Tu vieni da me, io mi siedo con te, faccio una chiacchierata, cerco di carpire quante più informazioni. E poi arriva nel finale il mio consiglio».

Il segnale opposto. «Se taglia corto, mira solo alla vendita diretta, e ti porta a vendere subito l’arma invece di chiederti cosa hai intenzione di fare».

Come si valuta un’arma usata

È il contenuto più tecnicamente utile della puntata, e Eros lo offre esplicitamente come strumento per l’acquirente.

La premessa. «C’è arma usata e arma usata».

Cosa guardare

1. Graffi superficiali.

2. La sbrunitura. Cioè la perdita di colore dal carrello, che può indicare un uso intenso.

3. Le rigature. È l’indicatore più affidabile:

«All’interno della canna ci sono le rigature. Quanto sono più ben visibili, tanto l’arma ha sparato poco».

4. I caricatori. Con un’avvertenza onesta:

«Lì chi vuole fare il furbo ti cambia il caricatore, te lo mette nuovo, e non lo vedi più».

5. Il movimento. Impugnare l’arma, armarla, sentirla ciclare.

Il consiglio finale

«Non andate diretti. Fatevela smontare, verificate voi. Anche un neofita lo capisce se un’arma ha sparato poco o tanto».

La ragione economica: si parla comunque di un oggetto che costa almeno tre o quattrocento euro.

Cosa si vende di più

La risposta è netta: l’arma corta.

Perché

Due ragioni, entrambe pratiche.

Le strutture disponibili. La maggior parte dei poligoni arriva a venticinque o cinquanta metri, il che rende poco sensato l’uso della carabina.

«Andare a sparare con una carabina a venticinque metri secondo me non ha assolutamente senso».

La maneggevolezza.

Il consiglio per chi inizia. «Il 95% delle persone, ma è anche il consiglio che diamo noi, quando inizia, inizia prevalentemente con un’arma corta».

Il dato sul revolver

È un’osservazione che dà con rammarico, essendone appassionato:

«Una piccola percentuale la occupa il revolver. La stragrande maggioranza viene occupata dalla pistola semiautomatica».

Sempre più porti d’armi: perché

Alla domanda se il numero sia aumentato dal 2009, la risposta è netta:

«Sicuramente è andato ad aumentare. Assolutamente».

La spiegazione che dà. «Sai, il telegiornale lo guardi tutti i giorni, hai notizie che non ti fanno stare tranquillo».

La sfumatura importante

È il dettaglio più interessante della sezione, perché la motivazione che indica non è operativa:

«Una persona si compra un’arma anche psicologicamente, per stare più tranquilla».

Come si importa un’arma

È la parte più tecnica della puntata, e comincia con una difficoltà inattesa.

Il problema iniziale

«Non ho trovato nessuno in grado di spiegarti come fare. Non è che chiami un numero e dici: voglio importare delle armi, dimmi come si fa».

Il processo

  1. Selezione. Viaggi, visita delle aziende, test dei prodotti nei poligoni delle fabbriche
  2. Permessi. Diversi e articolati
  3. Arrivo in dogana
  4. Banco di prova, se necessario

Il banco di prova

È il passaggio critico, e la distinzione è geografica.

Armi già bancate. Provenienti da paesi con banco di prova riconosciuto in Europa: si ritirano direttamente.

Armi non bancate. Vanno portate al Banco Nazionale di Prova, a Gardone Val Trompia, in provincia di Brescia, che testa l’intera fornitura.

Il rischio economico

È il dettaglio che nessuno immagina:

«Succede anche che alcune armi non passino i test. Lì hai due possibilità: o vanno al macero, o tornano indietro. Ma il 99% delle volte vanno al macero, perché il fornitore ormai te le ha mandate, tu le hai pagate».

La conclusione: «È un problema tuo».

L’arma più rara che possiede

Eros è appassionato di armi tedesche, e nella sua collezione privata ha diversi pezzi degli anni Quaranta.

Ma il pezzo che descrive con più entusiasmo è italiano.

La Beretta. Una Beretta 98 FS, prodotta in dieci esemplari al mondo. Il numero uno è conservato nel museo dell’azienda: lui ha il numero quattro.

Le lavorazioni

  • 280 ore di incisione
  • Guancette in avorio fossile
  • Riporti in oro zecchino

Come la descrive. «Artisticamente parlando è un’arma che ogni volta che la guardi scopri dei particolari diversi».

Come ci è arrivata. Da una collezione ritirata, che è il modo in cui arriva la maggior parte dei suoi pezzi.

Ritirare intere collezioni

È una parte del lavoro che quasi nessuno immagina, e i numeri sorprendono.

«Noi ritiriamo tante collezioni di armi, che possono banalmente arrivare o superare anche 200 pezzi per volta».

Il caveau

Il racconto più cinematografico della sezione:

«Ero stato da questo collezionista che aveva addirittura un caveau. Sembrava di essere in un film: il classico caveau che apri con la porta che giri».

Dentro: oltre duecento armi esposte, illuminate, con ventole per il ricircolo d’aria.

«Uno non lo direbbe mai. Ci sono delle persone che hanno in casa veramente delle armerie vere e proprie».

Come funziona

Le collezioni vengono acquistate, revisionate, e poi in parte rimesse in vendita, in parte tenute.

Eros segnala però una tendenza:

«Negli ultimi anni sono sempre meno le collezioni di armi».

Dove finiscono i fucili che nessuno vuole più

È uno dei dettagli più interessanti della puntata, e riguarda un mercato invisibile.

Cosa esporta

Fucili da caccia a cani esterni, prodotti fino agli anni Trenta e Quaranta, prima dell’avvento di quelli a cani interni.

«Qua da noi non vengono più usati. In Italia è impossibile venderli».

Dove vanno

Alcuni paesi del Nord Africa, il Libano — dove ha sospeso le spedizioni per la situazione bellica — la Corsica, la Francia e la Grecia.

«In queste nazioni piacciono. C’è ancora commercio di questa tipologia di armi».

E lì vengono usate davvero per la caccia.

I prezzi. «Costano veramente poco. Meno di un paio di scarpe».

La forbice del settore

È il paragone che usa per far capire il mercato:

«Il mondo delle armi è un po’ come il mondo degli orologi. Trovi armi davvero a cinquanta euro, fino a fucili che superano tranquillamente il mezzo milione di euro».

Cosa fa il prezzo

Nelle armi di alto pregio, dice, sono soprattutto le incisioni, insieme ad acciai speciali e radiche particolari.

E quelle armi, precisa, sono soprattutto da collezione: fucili di fabbricanti che non esistono più.

Le armi più assurde che ha visto

Il bastone da passeggio

È il pezzo che lo ha stupito di più:

«Il classico bastone da passeggio, dove però all’interno era un’arma ad avancarica: avevi una canna, ed era in grado di sparare».

Datazione: fine Ottocento.

La pepper box. «Era una sorta di revolver, nel mio caso con otto canne. Non sparavano tutte assieme: sparava una canna alla volta, ruotava e sparava».

La precisazione

È una nota che dice molto sul suo modo di guardare gli oggetti:

«Quelle che ti ho nominato non sono armi costose, attenzione. Sono armi che non mi sono mai più capitate».

La vendita più incredibile

È l’aneddoto migliore della puntata.

La richiesta

Un imprenditore pugliese lo chiama per tre armi tedesche degli anni Quaranta, provenienti dalla sua collezione personale.

Ma con una condizione:

«Voglio che vieni tu, me le fai vedere, e le voglio anche provare».

Il viaggio. Eros chiede tutti i permessi, prende la macchina e guida fino in Puglia.

Cosa ha trovato. Una grandissima tenuta con un poligono privato.

La scena

È il momento che racconta con più incredulità:

«Mi ricordo che lui si è presentato in elicottero. È atterrato in elicottero davanti a me. E ho detto: boh, ma io qua dove sono?»

La sua conclusione:

«Mi è sembrato davvero di vivere un film».

È rimasto ospite un paio di giorni, e sono ancora in contatto.

Gli obiettivi

Eros elenca cinque direzioni di sviluppo, tutte da chiudere entro l’anno.

  1. L’avvio dell’Academy, con workshop
  2. Un capannone, già in acquisizione, per esposizione e uffici
  3. Uno studio YouTube, per una serie di documentari sulla storia delle armi
  4. Un poligono privato, per corsi e prove
  5. Lo sviluppo del B2B, con nuovi brand in distribuzione esclusiva

Il poligono: perché gli serve

La ragione è concreta e riguarda un limite attuale:

«Il cliente mi chiede: vorrei provare l’arma. In questo momento non ho il posto adatto per fartela provare».

La distribuzione esclusiva. Attualmente ha due brand che può distribuire in Italia in esclusiva, e sta valutando produttori americani.

Essere imprenditore in questo settore

La difficoltà specifica. «Vendi un prodotto che ha delle regole giustamente molto strette, nessuno ti dice come e cosa devi fare».

Dove sta la bravura

È un’osservazione da imprenditore, non da appassionato:

«Di armi ce ne sono un sacco, tantissime tipologie, tantissimi brand. La bravura sta anche nel prendere quella nicchia che forse in Italia non è ancora arrivata, ma sta per arrivare».

I numeri. Chiude l’anno precedente a più 40%, che nel suo settore definisce non poco. L’anno in corso, dice, sta andando ancora meglio.

La sua filosofia. «L’importante è fissarsi degli obiettivi alti. Più alti sono, più sarà difficile prenderli, ma più sarà la soddisfazione».

La parte più frustrante

È una critica al sistema, e la formula con cautela:

«C’è molta confusione. Quando vai a chiedere a determinati uffici che riguardano le armi, diventa in alcuni casi molto difficile avere delle risposte».

La conseguenza pratica è la parte più scomoda:

«È qui che subentra il ci provo, spero di fare le cose fatte bene».

La sua richiesta: persone preparate negli uffici, perché l’articolo trattato è particolare.

Il mito da sfatare

Alla domanda su quale sia la bugia più grande sulle armi, la risposta è una sola.

«Il mito che voglio sfatare è che chi è un possessore d’arma è anche un esaltato».

Perché è falso. «Chi ha un’arma è una persona che rispetta la legge, che gli piace andare a sparare, che sta coltivando un hobby».

La diagnosi. «Purtroppo c’è ancora molta ignoranza in questo mondo. Ma soprattutto ignoranza di chi non fa parte di questo mondo».

Se avesse un figlio di diciotto anni

La domanda è ipotetica ma la risposta è concreta.

«Sarei super felice».

Ma con una premessa

E qui arriva la parte più importante:

«La prima cosa che farei, ma partirei anche prima dei diciotto anni, sarebbe insegnargli che sono oggetti che vanno trattati con il dovuto rispetto».

Le due regole che dà

Sono le stesse che dà a chi compra la prima arma, e sono la sintesi della sua etica professionale:

«Tratta la tua arma come se fosse sempre carica. E non dare mai troppa confidenza all’arma».

Perché. «È proprio quando dai troppa confidenza all’arma che succedono gli incidenti».

Cosa consiglierebbe al figlio sul lavoro

È coerente con la propria biografia:

«Tassativamente si deve fare un’esperienza al di fuori. Meglio ancora in un ambiente che non c’entrerebbe niente col mio».

Meglio ancora all’estero.

La legge che cambierebbe

È la posizione più discussa della puntata, e Eros la esprime senza esitazione.

«Io rivedrei la legge sulla legittima difesa».

L’argomento

«Per entrare in casa tua chiedo il permesso, suono il campanello, e tu mi fai entrare».

E la sua obiezione all’assetto attuale:

«Ti dicono che la difesa deve essere pari all’offesa. Ma cosa vuol dire? Tu non entri in casa mia. Quindi mi devi dare anche la possibilità di potermi difendere».

Il caso che cita. Fa riferimento a un caso di cronaca che ha coinvolto un gioielliere sottoposto a ripetuti furti.

La posizione dell’intervistatore

È interessante notare che la puntata registra anche una precisazione dell’intervistatore, che concorda ma pone un limite:

«Deve essere sicuramente regolamentata, ci devono essere delle regole».

Nota redazionale: la legittima difesa è disciplinata dal codice penale italiano ed è stata oggetto di modifiche legislative negli ultimi anni. La posizione dell’ospite è riportata come opinione. Il tema resta oggetto di dibattito giuridico e politico.

Come si evolverà il settore

Perché non sparirà

La sua analisi è economica prima che ideologica:

«Il settore armiero italiano è uno dei più blasonati al mondo. Abbiamo tantissimi produttori, concentrati nella provincia di Brescia, che viene chiamata anche la Valle delle Armi».

E la ragione:

«Le fabbriche d’armi danno da mangiare a tantissime famiglie e danno un fortissimo indotto».

L’intelligenza artificiale

Alla domanda sulle prossime evoluzioni, indica l’AI come fattore principale:

«Per il momento è applicata solo al settore militare, quindi con missili, con droni. Però secondo me giocherà molto anche sulla parte del civile».

La sua previsione, che formula con cautela: armi laser tra un numero imprecisato di anni.

Nota redazionale: la previsione è una speculazione dell’ospite e va letta come tale.

Botta e risposta

  • Pistola o fucile? Pistola
  • Acciaio o polimero? Polimero
  • Pezzo nuovo o cimelio storico? «Cimelio storico tutta la vita»
  • Caccia o tiro sportivo? Tiro sportivo
  • Il cliente che ti fa felice: l’esperto o il curioso? L’esperto
  • Se dico porto d’armi? Tiro sportivo
  • Se dico paura? «Male non fare, paura non avere»
  • Più sopravvalutato: la marca o la mano? La marca
  • Film di guerra o western? Western
  • Revolver o semiautomatica? Revolver
  • Una cosa più pericolosa di un’arma? «L’uomo che c’è dietro l’arma»
  • Vendere o collezionare? Collezionare
  • La passione si eredita o si sceglie? «Forse si eredita»
  • Cos’è per te un’arma, in una parola? Sicurezza

La Domanda Finale

Come in ogni puntata, la chiusura è sull’istante dopo aver chiuso gli occhi per l’ultima volta.

La reazione di Eros è la più spontanea di tutta la serie:

«Aiuto! Cosa c’è?»

La risposta. «Forse un mondo parallelo, che sta sopra al mondo in cui viviamo».

Perché funziona

È una delle poche risposte della serie in cui l’ospite ammette apertamente di non averci mai pensato, e la costruisce sul momento.

Vale come promemoria che questa domanda, ripetuta a fine di ogni puntata, non ha risposte pronte. E le migliori spesso sono quelle che si vedono nascere.

Glossario

  • Armiere — Chi vende, ripara o produce armi. Termine spesso sconosciuto ai non addetti.
  • Porto d’armi — Concessione, non diritto, rilasciata a chi non ha avuto problemi con la giustizia.
  • Permesso di detenzione — Consente di tenere l’arma in casa ma non di usarla né di detenere munizioni.
  • Arma semiautomatica — Spara un colpo per ogni pressione del grilletto. Consentita.
  • Arma automatica — Spara a raffica. Vietata ai privati in Italia.
  • Rigature — Solchi interni alla canna. Il loro stato indica quanto l’arma ha sparato.
  • Sbrunitura — Perdita del trattamento superficiale che protegge e colora il metallo.
  • Ciclare — Il movimento meccanico di caricamento ed espulsione.
  • Banco di prova — Ente che certifica la sicurezza delle armi. In Italia ha sede a Gardone Val Trompia.
  • Avancarica — Arma che si carica dalla bocca della canna.
  • Pepper box — Arma multicanna antenata del revolver.
  • Fucile a cani esterni — Tipologia prodotta fino agli anni Trenta e Quaranta, oggi non più usata in Italia.
  • Joule — Unità di misura dell’energia. Sotto i 7,5 J le armi ad aria compressa sono a libera vendita.

Domande Frequenti

Serve il porto d’armi per comprare un’arma? Sì. È il primo passaggio, e va conseguito prima di rivolgersi a un’armeria.

Quali tipi di porto d’armi esistono? Quattro: difesa personale, uso sportivo, licenza di caccia, e il permesso di detenzione, che però consente solo di tenere l’arma in casa.

Posso comprare un’arma automatica? No. Le armi che sparano a raffica sono vietate ai privati in Italia.

L’aria compressa richiede il porto d’armi? Dipende dalla potenza. Sotto i 7,5 joule è a libera vendita con maggiore età e documento. Sopra, serve il porto d’armi.

Come capisco se un’armeria è seria? Se ti chiede a cosa ti serve l’arma prima di proportela, e se ti guarda la mano per valutare l’impugnatura adatta.

Come valuto un’arma usata? Guarda graffi, sbrunitura, e soprattutto le rigature interne alla canna: più sono visibili, meno l’arma ha sparato. E fattela smontare.

Un armiere è obbligato a vendermi? No. Può rifiutare, e secondo Eros dovrebbe farlo quando qualcosa non convince.

Con cosa conviene iniziare? Con un’arma corta, nel 95% dei casi, anche per la disponibilità dei poligoni.

Quanto può costare un’arma?

Da cinquanta euro a oltre mezzo milione, a seconda che si tratti di un fucile da caccia comune o di un pezzo di alto pregio con incisioni.

Conclusioni: l’oggetto e la persona

C’è una risposta, nelle domande rapide, che riassume l’intera puntata meglio di qualsiasi altra.

Alla domanda su cosa sia più pericoloso di un’arma, Eros risponde:

«L’uomo che c’è dietro l’arma».

Perché conta chi lo dice

Perché è il ragionamento che sta dietro alle sue due decisioni più significative: il cliente che non convinceva e a cui non ha venduto niente, e le persone allontanate dal negozio.

In entrambi i casi il documento era in regola. L’oggetto era vendibile. Il problema era la persona.

Le due regole che dà a chiunque

Tratta l’arma come se fosse sempre carica.

Non darle mai troppa confidenza.

«È proprio quando dai troppa confidenza all’arma che succedono gli incidenti».

La cosa più utile per chi non ne sa nulla

Non è un’opinione, è un fatto normativo che quasi nessuno conosce:

«Il porto d’armi è una concessione che ti danno. Attenzione: non è un diritto».

Chi lo ha in tasca ha superato una verifica. È il dato che Eros oppone a chiunque parta dal presupposto opposto.

E cosa vorrebbe restasse. «Le armi sono sport. Le armi sono aggregazione. Le armi sono collezionismo. Le armi sono la storia delle nazioni».

Contatti

Eros Crippa gestisce un’armeria a Canzo, in provincia di Como, specializzata in armi da collezione, con circa 500 armi lunghe e 300 corte in esposizione.

È inoltre importatore e distributore per il mercato italiano, con brand in esclusiva, e opera con un e-commerce dedicato all’oggettistica e all’attrezzatura.

Sono in avvio la Crippa Canali Academy, dedicata alla formazione pratica nel maneggio delle armi, e un canale YouTube con documentari sulla storia delle armi.

Trovi tutti i riferimenti dell’armeria e i suoi canali nella descrizione dell’episodio su YouTube.

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